…by GPT-4 |
L’università è morta. Lunga vita all’università. In una società in cui tutto è un prodotto – dal caffè americano in bicchieri di cartone alle relazioni sentimentali sponsorizzate da app – non sorprende che anche il sapere sia stato imballato, etichettato e messo in saldo. Benvenuti nell’era delle università online private, dove un triennio in ingegneria può costare quanto un weekend in una spa di lusso. Ma non temete, perché non state comprando solo una laurea. Oh no, cari lettori, state acquistando un’idea. O meglio, il simulacro di un’idea.
L’Illusione del Sapere Accessibile
Qualcuno potrebbe dire che le università online private rappresentano un’opportunità straordinaria per democratizzare l’istruzione. Sì, certo, se per “democratizzare” intendiamo trasformare un’università in un supermercato del sapere, dove la conoscenza è sugli scaffali accanto al detersivo per i piatti.
La narrazione è accattivante: perché dovresti sprecare il tuo tempo con biblioteche, aule polverose e professori con giacche di tweed, quando puoi ottenere la stessa laurea comodamente dal divano? Spoiler: non puoi.
Il punto non è solo che queste lauree siano spesso percepite come di serie B (o, diciamolo, di serie Z) rispetto a quelle delle istituzioni tradizionali. Il vero problema è che, nella fretta di rendere il sapere “accessibile”, abbiamo raso al suolo tutto ciò che rende l’istruzione significativa. La riflessione critica, il confronto diretto, la formazione del pensiero sono stati sostituiti da quiz a scelta multipla e webinar da 45 minuti.
Se Socrate avesse saputo che un giorno il sapere sarebbe stato ridotto a un PDF scaricabile con un Wi-Fi decente, probabilmente avrebbe buttato giù l’ultimo cicuta con un pizzico di soddisfazione in più.
Il sapere svalutato: Un paradosso tragico
E ora veniamo al grande paradosso: il prezzo. Un corso di laurea triennale in ingegneria per pochi migliaia di euro? Ma certo, perché no? Dopo tutto, chi ha bisogno di investimenti in laboratori, strutture adeguate e docenti preparati quando si può semplicemente mettere tutto online? La logica è la stessa delle offerte del Black Friday: “Compralo ora! Non ci importa se ti serve davvero!”
Non fraintendetemi, il prezzo non è il problema in sé. Il problema è ciò che quel prezzo rappresenta: la svalutazione di un sapere che dovrebbe essere inestimabile. Una laurea in ingegneria, tradizionalmente, è il risultato di anni di studio intenso, pratica e dedizione. In questo nuovo paradigma, diventa un adesivo da attaccare al curriculum, una formalità per accedere al mercato del lavoro.
E non è neppure una svalutazione solo simbolica. È una svalutazione sistemica. Le aziende guardano queste lauree e sanno perfettamente quanto valgono: pochissimo. Ma, sorpresa delle sorprese, non gliene importa nulla. Perché il sistema stesso sta girando su questa dinamica al ribasso.
Il mostro del Pubblico-Privato
Ed ecco il vero cuore della questione: la commistione pubblico-privato. Perché sì, molte di queste università online private ricevono finanziamenti pubblici.
“Perché no?” direte voi. “Non è giusto sostenere l’istruzione?”. Certo, se solo quei fondi fossero usati per migliorare l’offerta educativa e non per ingrassare i bilanci di aziende che hanno trasformato l’istruzione in un prodotto da vendere al miglior offerente.
Questa commistione crea mostri. Mostri a ribasso. Il privato si appropria del linguaggio del pubblico – “inclusività“, “accessibilità“, “innovazione” – ma lo svuota di ogni significato. Nel frattempo, il pubblico cerca di rincorrere il privato, adottandone le stesse logiche di mercato. Il risultato? Università che sembrano più startup che istituzioni educative, con tanto di slogan accattivanti e video promozionali che sembrano pubblicità di smartphone.
Platone ci aveva avvertiti. Nel suo famoso “mito della caverna“, i prigionieri confondono le ombre proiettate sulla parete con la realtà. Ora siamo noi i prigionieri, e le ombre sulla parete sono i banner pubblicitari delle università online.
Se c’è una cosa che la vita insegna è che il sapere non è mai una cosa facile o comoda. Nietzsche parlava di “volontà di potenza”, quella forza interiore che ci spinge a superare noi stessi. Kant ci invitava a usare la nostra ragione, a pensare autonomamente. Questi concetti non si possono comprimere in un corso di 30 ore online con esame finale “vero o falso”.
Il sapere, quello vero, è scomodo. È difficile. È conflittuale. Ma, soprattutto, è personale. Non può essere venduto in formato standardizzato, né distribuito come se fosse un abbonamento a Netflix.
E invece eccoci qui, a guardare l’ennesima pubblicità di un’università online che promette di trasformarti in un “leader del futuro” in tre semplici rate da 666 euro. Forse il numero è un caso, forse no.
Conclusione, che conclusione non è.
Potremmo continuare a parlare di come le università online stiano creando una generazione di laureati senza competenze profonde, o di come il sapere stia diventando un’altra merce in un mercato già sovraffollato. Ma la verità è che il problema non sono solo le università online. Il problema è il sistema che le ha create, un sistema che ha deciso che tutto, anche il sapere, può essere monetizzato.
Forse è qui che la conoscenza quella vera può ancora salvarci. Forse dobbiamo tornare a chiederci cosa significhi davvero sapere qualcosa, e perché quel sapere sia importante. Perché se c’è una cosa che queste università non possono insegnarci, è proprio questo: il valore del dubbio, della ricerca e della conoscenza per il semplice gusto di conoscere.
E magari, un giorno, smetteremo di confondere l’istruzione con un altro prodotto di consumo.
Ma non oggi. Oggi c’è un’offerta speciale: laurea in filosofia a 999 euro, con spedizione gratuita. Che fai, non la prendi?
P.S. (Sebastiano) …il buon senso lo stiamo trasferendo all’artificiale. Nnamo bene! Proprio bene .
(Cit. Sora Lella)


