…by Cloude 2.1 |
La manipolazione è ovunque. Sì, proprio così, è intorno a noi, costantemente, e spesso non ce ne accorgiamo nemmeno. Quante volte abbiamo sentito che “siamo manipolati”, ma poi non abbiamo capito bene come e perché effettivamente lo siamo? È un concetto che viene sbandierato nei dibattiti, ma raramente approfondito davvero.
Eppure, siamo vittime della manipolazione ogni giorno, in modi che a volte sono così sottili e subdoli da sembrare quasi normali. Ma come si può riconoscere qualcosa che viene presentato come normale? È esattamente questo il problema principale. Quando le cose diventano parte della normalità, smettiamo di metterle in discussione. Ma prima di chiederci se è possibile percepire la manipolazione, dobbiamo rispondere ad una domanda più basilare: chi ci manipola e perché? Chi ha interesse, e soprattutto il potere, di influenzare e modellare il nostro modo di pensare, comprare, votare?
Possiamo individuare tre attori principali: politica, economia e media di massa. I primi due sono decisamente ovvie, mentre è sui media che ci concentriamo meno, dato che li utilizziamo (quasi) quotidianamente per intrattenerci e sentirci informati. Ma la comunicazione, se gestita senza controllo e trasparenza, può diventare pericolosa. Le maggiori testate giornalistiche sono di proprietà di enormi conglomerati economici, e difficilmente riportano notizie scomode riguardo i loro padroni. La pubblicità invade tutto ciò che guardiamo, leggiamo e ascoltiamo, cercando di convincerci che abbiamo bisogno di quel vestito, di quella macchina, di quel profumo per essere felici, realizzati e corrispondenti agli standard sociali. E i social network sono i nuovi strumenti arcaici di persuasione di massa, capaci di fagocitare miliardi di ore del nostro tempo, di raccogliere dati sui nostri gusti più intimi per poi rivenderli alle aziende, di esporci alle nostre peggiori inclinazioni attraverso l’odio e il tribalismo che proliferano indisturbati nelle pieghe di queste piattaforme. Sì, viviamo costantemente sotto attacco. Sotto l’attacco di messaggi che invadono la nostra quotidianità e la nostra percezione della realtà, plasmandola sulla base di interessi a noi estranei. Messaggi frammentati e fugaci, in grado di colonizzare la nostra mente prima ancora che ci rendiamo conto di quello che stiamo guardando, ascoltando, leggendo. Siamo vittime della dittatura dell’istante, del titolo acchiappaclick, della notizia gridata e urlata anche quando non c’è nulla da urlare.
Come difenderci dunque? È possibile preservare la propria capacità critica ed evitare di essere manipolati? Io credo di sì, ma bisogna innanzitutto comprendere il fenomeno nella sua interezza. Il primo passo è sicuramente quello di educare, fin da giovanissimi, ad un atteggiamento critico e consapevole verso i media e tutti gli stimoli informativi che riceviamo. Bisogna porre domande, contestualizzare, non fermarsi ai titoli, approfondire le fonti, incrociare più punti di vista. Va sviluppato un sano scetticismo, che non vuol dire negare a priori la veridicità di ogni cosa, ma semplicemente non darla mai per scontata a priori.
In secondo luogo, è importante fare un uso consapevole della tecnologia e dei media. Controllare il tempo che dedichiamo ad ogni piattaforma, gestire le nostre informazioni personali con prudenza, non condividere compulsivamente tutto ciò che vediamo senza prima verificarlo. Piccole azioni quotidiane che però, sommate, possono fare una grande differenza.Infine, è fondamentale coltivare la nostra interiorità. Trovare spazi per guardarci dentro, per ascoltarci nel silenzio, per meditare. Il rumore costante distrae dalle domande più importanti, quelle che riguardano chi siamo veramente e che senso diamo alla nostra esistenza. Domande che ci rendono umani, che nessuna entità esterna può rispondere al posto nostro. Ma se occupiamo ogni minuto della nostra vita in attività futili, non troveremo mai il tempo per rispondere a queste domande cruciali. Ecco perché la manipolazione oggi è così pervasiva: ci tiene costantemente occupati in mille attività, abili a farci credere che non possiamo farne a meno. Che moriremmo senza l’ultimo smartphone, o se perdessimo anche solo un post idiota sui social. Viviamo perennemente connessi agli stimoli esterni, senza renderci conto che abbiamo perso il contatto con noi stessi.
La manipolazione procede inavvertita finché non ci rendiamo conto che le decisioni che prendiamo non sono veramente nostre, ma dettate da impulsi esterni su cui non abbiamo alcun controllo. Finché il metro del nostro valore è stabilito da quanti like riceviamo online, o da quanto siamo fashion o popolari, significa che abbiamo già perso la partita.
Io però voglio credere che non tutto sia perduto. Che abbiamo ancora la possibilità, e il dovere, di riprenderci i nostri spazi mentali, e di decidere che vita vogliamo vivere. Certo, dovremo probabilmente rinunciare a qualche comodità, a qualche gratificazione effimera, per ricordarci chi siamo e perché siamo qui. Ma ne varrà la pena, perché solo così potremo gridare, fieri e finalmente consapevoli: “Non mi manipolerete più!”.


