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Era il 2008 e la Grande Recessione stava per abbattersi sul mondo come un tifone che spazza via ogni cosa. A Wall Street, banchieri e broker se la spassavano alla grande, troppo impegnati a contare i bonus multimilionari per accorgersi che stavano per mandare in vacca l’economia globale.
Mentre Mr. e Mrs. Smith faticavano a pagare il mutuo per la loro casetta, le banche d’affari giocavano alla roulette con derivati e obbligazioni appestate, facendo finta che il rischio non esistesse. La festa stava per finire, ma nessuno aveva il coraggio di spegnere la musica.
Tutto è iniziato con quella gigantesca bolla immobiliare che aveva gonfiato i prezzi delle case americane a dismisura. Sembrava che comprare un’abitazione fosse l’affare del secolo e le banche concedevano mutui anche a chi non aveva la più pallida idea di come ripagarli. Peccato che quelle rate da capogiro alla fine sono diventate indigeste per molti, che hanno iniziato a non pagare più.
Le banche si sono così ritrovate con montagne di mutui non performanti e miliardi di perdite. Invece di fare un reality check, hanno reagito nel modo peggiore: hanno continuato a prestare soldi a destra e a manca come se nulla fosse, salvo poi accorgersi che anche quei prestiti non sarebbero mai stati restituiti.
Proprio quando l’incendio stava divampando, le agenzie di rating hanno scoperto che forse quei mutui spazzatura non erano poi così sicuri e hanno declassato a raffica le obbligazioni delle banche. Gli investitori sono andati nel panico e hanno iniziato a vendere tutto ciò che sapeva di banca.
Che disastro: le quotazioni azionarie delle grandi banche sono crollate, alcune sono fallite, la liquidità è evaporata. Per salvare il sistema la Federal Reserve ha dovuto iniettare 700 miliardi di dollari di denaro fresco, il governo USA ha varato un piano di salvataggio da 700 mld. Ma la Grande Recessione non sarebbe stata fermata.
Nel 2008 l’S&P 500 ha perso il 38,5%, quasi 17 mila mld di capitalizzazione in fumo. Per le famiglie sono stati anni davvero duri: milioni di posti di lavoro cancellati, milioni di case perse. L’harakiri collettivo di Wall Street ha risucchiato nel vortice della crisi l’intera economia globale.
Dieci anni dopo, molte cose sono cambiate, ma i banchieri di Wall Street fanno ancora gli stessi errori: prendono rischi eccessivi quando i tempi sono buoni, con scarsa o nulla sorveglianza da parte delle autorità. La prossima bolla potrebbe essere quella del debito delle imprese, pari a oltre 9 mila miliardi di dollari. Quando scoppierà, la musica smetterà di nuovo di suonare. E sarà di nuovo tempo di lacrime e sangue per l’economia mondiale.


