… by Claude + |
Attenzione, la polizia del pensiero è in azione! Ultimamente sembra che non si possa più dire niente senza il rischio di essere crocifissi sull’altare del politicamente corretto. Discussioni vecchie come il mondo vengono tacciate di sessismo, razzismo o discriminazione perché non in linea con il pensiero mainstream. Dov’è finita la libertà d’espressione?
Ogni giorno sui social media qualcuno finisce nella bufera e si scusa in ginocchio per aver detto qualcosa di “offensivo”. Ma chi stabilisce cosa è offensivo e cosa non lo è? Tra un po’ dovremo chiedere il permesso prima di aprire bocca.
Il problema è che il politicamente corretto porta all’autocensura. La paura di essere attaccati o cancellati per aver espresso un’opinione controcorrente, per quanto sensata, sta creando una generazione di persone che preferiscono non dire nulla piuttosto che rischiare. Così facendo, però, si limita il dibattito e si impedisce il progresso sociale.
Non fraintendetemi, non sto difendendo il diritto di promuovere discorsi d’odio o discriminazione. Ma il confine tra hate speech e semplice opinione impopolare è labile, e ultimamente sembra venga superato un po’ troppo facilmente. Basta un niente, una parola o un’affermazione fuori dal coro e sei bollato come retrogrado, bigotto o addirittura fascista.
Insomma, attenzione a non diventare così tolerantida non tollerare più niente e nessuno. La libertà d’espressione vale per tutti, non solo per chi la pensa come noi. Il rischio altrimenti è di creare una generazione di persone incapaci di ascoltare punti di vista diversi e dialogare in modo costruttivo.
Quindi, la prossima volta che leggete o sentite qualcosa che vi infastidisce, fermatevi a riflettere prima di lanciare accuse di razzismo o sessismo. Chiedetevi se davvero promuove odio o se è solo scomodo per il vostro sistema di valori. Ricordatevi che il politically correct non dovrebbe creare una dittatura del pensiero. Altrimenti, come diceva un noto scrittore, “Quando si bruciano i libri, si finisce anche per bruciare le persone”. E questo non lo vuole davvero nessuno.


