Dall’etica alla convenienza: Indagare sulla trasformazione dei valori tra le nuove generazioni

Dall’etica alla convenienza: Indagare sulla trasformazione dei valori tra le nuove generazioni

…by Claude+ 2 100k |

“I giovani d’oggi pensano solo a se stessi, non hanno più valori”. Quante volte abbiamo sentito questa lamentela dai rappresentanti delle generazioni precedenti? Ma è davvero così? C’è una crisi etica tra i giovani o si tratta solo di un cambiamento nei valori dettato dall’evoluzione della società?

Per capirlo dobbiamo prima sgombrare il campo dagli stereotipi. I giovani non sono un gruppo omogeneo. Le differenze economiche, sociali e culturali contano. Non possiamo paragonare chi è cresciuto in una realtà disagiata con un figlio di papà che non ha dovuto lottare per nulla.

Inoltre ogni generazione si forma nel proprio contesto storico. I “boomer” hanno vissuto il boom economico del dopoguerra, i “millennial” la crisi del 2008. È inevitabile che ciò plasmi visioni e aspettative differenti rispetto al mondo.

Detto questo, alcune tendenze sembrano emergere. Per i giovani d’oggi l’enfasi sembra spostarsi dall’etica alla convenienza. Mentre le generazioni precedenti predicavano sacrificio e spirito di servizio, oggi va di moda l’autorealizzazione, il “mors tua vita mea”.

Conta soprattutto massimizzare i profitti e soddisfare i propri desideri. L’etica viene relegata ad argomento accademico, staccata dalla vita reale. Meglio essere furbi che onesti, in un mondo Darwiniano governato dalla legge del più forte.

C’è quindi un rischio di derive egoistiche ed edonistiche. Ma attenzione a non generalizzare. Molti giovani sono ancora idealisti, pronti a battersi per cause umanitarie, i diritti, l’ambiente. Cercano però nuove modalità di impegno, più individuali e pragmatiche.

Anche il diffuso cinismo verso la politica nasconde una speranza tradita di cambiamento. I partiti appaiono corrotti e autoreferenziali, ma questo spinge all’azione dal basso. Nascono leader globali come Greta Thunberg, emblema di una generazione che non si accontenta più di belle parole.

C’è poi chi sposa stili di vita anticonsumistici. Si diffondono filosofie come la decrescita felice, il minimalismo, la frugalità. Si riscopre l’artigianato, si combatte l’obsolescenza programmata degli oggetti. Piccoli semi che germoglieranno in future trasformazioni sociali.

La verità è che ogni generazione oscillando tra conservazione e cambiamento. Da un lato si vorrebbe perpetuare i valori ereditati dai padri. Dall’altro ci si ribella per trovare una propria identità. È un ciclo necessario al progresso.

Come scriveva Gramsci, “il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere”. Ogni transizione genera incertezze e contraddizioni. Ma dobbiamo fidarci della nostra innata moralità. I giovani diventando adulti ritroveranno il senso dell’etica.

Cambieranno i parametri, non il bisogno di valori condivisi. Dalle ceneri del vecchio codice etico, ne emergerà uno nuovo, più adatto al suo tempo. Le mode passano, i princìpi restano.

La sfida è coniugare etica ed evoluzione. Preservare il bene comune ma adattandolo alle esigenze di un mondo nuovo. Se ciò che è stato non torna più, inventiamone insieme il futuro. Responsabilità e creatività possono coesistere.

Come diceva Hesse “Trattate i giovani come fossero ciò che dovrebbero diventare e li aiuterete a diventarlo”. Spetta agli adulti dare l’esempio. Non condannare facilmente i più giovani, ma ispirarli coi fatti.

Il cinismo può essere contagioso, ma anche la speranza. Se mostriamo ai giovani un mondo più giusto e sostenibile, ne faranno tesoro e lo porteranno avanti a modo loro. Sta a noi gettare semi fecondi per le generazioni venture.

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